Capitolo 1 – Affumichiamo 1


Ho un difetto, lo so caro lettore, forse ti metterà in difficoltà: quando mi fanno arrabbiare comincio a parlare in dialetto. E così devo scrivere …

“Casso Bocia, te go dito che te ghe da fidarte de mi”

“Ma Skualo, porco e fora …. Non è che possiamo metterci ad avvelenare la gente delle nostre cene”

“A te go dito e teo ripeto fasendo lo spelling: ZE LE-GNA, SO-LO LE-GNA! Cosa casso vuto che ghe fasa quei dea Weber prima de metterli nel sacchetto? I ze tochi de legna da brusare, porco e fora… esattamente come el ciliegio de me nono!”

Dovevamo sperimentare quel pomeriggio un nuovo rub, per provare a raggiungere quel che di piccante che mancava alle ricette precedenti. Il clima tra me e il Bocia non era dei più sereni: ormai erano passati quattro mesi da quando avevamo abbandonato i nostri rispettivi lavori, convinti che la nostra passione BBQ ci avrebbe aperto una nuova strada… ma al momento gli affari stavano andando proprio male. Per carità, stiamo parlando dei primi mesi dell’anno, i più freddi: tutti ci promettevano serate per la stagione estiva, ma noi dovevamo mangiare anche d’inverno…

Per questo avevo deciso di sacrificare il ciliegio del nonno… Il bisnonno non c’era più, il nonno neanche… non se la sarebbero presa. Papà felice non è stato, ma sapendo che stavano cominciando difficoltà economiche aveva acconsentito. Per un bel po’ non avremmo dovuto acquistare sacchetti di chips o chunck per affumicare le nostre creazioni BBQ.

Il Bocia però non era sereno: effettivamente quel ciliegio, che mia papà mi aveva sempre detto speciale (perché glielo aveva detto il nonno al quale lo aveva detto il bisnonno) era bellissimo, in primavera fioriva come nessun altro ciliegio della zona … ma quando l’avevo tagliato aveva presentato un colorito molto strano all’interno… un rosso sempre più caldo verso le radici… Avevo anche sentito Paolo Crosato per sapere se poteva essere malato, ma (colore a parte) niente faceva pensare a qualche problema nella pianta. Strano, ma sano.

“Comunque lasciami provare, cazzarola… e poi se stasera fa schifo, mangiamo noi e per le famiglie andiamo a prendere le pizze”

“Fa che cazzo che te vui… mi vo casa, rivo alle 18.30 par la laccatura”

“Birreta?”

“No, no go mia voja”

Era proprio incazzato, da quando eravamo amici (ma probabilmente anche da prima) non aveva mai detto no ad una birra insieme. Speravo che quella sera avrebbe cambiato idea.

Per quella sperimentazione, avevamo organizzato una cena a casa mia con le nostre famiglie… che onestamente cominciavano ad essere stanche di questi ripetuti eventi. Il problema è che se nessuno organizzava cene in cui prendere qualche soldo, noi dovevamo esercitarci con loro… Oltretutto Chiara –mia moglie – non era proprio contenta quella sera, puntavamo al piccante, cosa che lei non apprezza particolarmente. Tutto sembrava remarmi contro.

Apro il coperchio del mio kettle Weber Mastertouch per inserire le due slab di ribs (per gli amici “do steche de costine”) , braci da una parte, carne dall’altra … Cottura BBQ a 105°C.

E’ il momento di iniziare ad affumicare… Il ciliegio di mio nonno (ovviamente una minima parte) se ne stava li all’interno di un secchio in pezzi da 20 – 30 mm. Per quell’esperimento avevo preso dalla parte più strana, quella più rossa: almeno se facevo danni li avrei fatti in famiglia… Ma ero confidente; avrebbe funzionato benissimo e il Bocia si sarebbe ricreduto.

Metto sopra le braci ardenti 5 pezzetti di legna ed entro in cucina per aprirmi una birra; accendo un secondo il televideo per vedere se ci sono novità dal mondo e mi scolo d’un fiato mezza Moretti: peccato che il Bocia se ne sia andato arrabbiato, la birra sta sempre bevuta bene in compagnia.

Dopo un po’ (saranno trascorsi massimo 5 minuti) esco per controllare se tutto procede per il verso giusto: mi aspetto un bel fumetto dal coperchio del Kettle… ma qualcosa non va. Non c’è un fil di fumo!

“Porco e fora, se sarà smorsà la carbonea!”

Appoggio la lattina, e d’istinto sollevo il coperchio del kettle senza neanche controllare la temperatura al coperchio. Lì la mia vita è cambiata per sempre!

Un’ondata di fumo rosso mi investì come un pugno in faccia; dalla sorpresa respirai a pieni polmoni , mentre venivo sbalzato minimo due metri indietro.

Svengo


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